COMUNICATO STAMPA n°456
DEL 01/10/2008

“MESSINA E IL SUO IMMAGINARIO”:
UN’INDAGINE SULL’IDENTITA’ NASCOSTA
DELLA NOSTRA CITTA’

Un’indagine sull’identità più profonda e nascosta della città dello Stretto, segnata fatalmente dalla sciagura del sisma del 1908 e mai veramente riscoperta. Nella distruzione del suo passato gli artisti futuristi vi avevano visto una straordinaria opportunità di costruzione del futuro. Partendo da tali importanti riflessioni, docenti e ricercatori dell’Ateneo peloritano cercano di capire quanto di questi progetti sia stato disatteso e quanto, in una realtà terrorizzata dal futuro come quella attuale, sia ancora valido. I risultati di queste ricerche (che toccano l’ambito letterario, teatrale, ma anche antropologico ed architettonico), portate avanti dalle Facoltà di Lettere e Filosofia, Ingegneria e Scienze della Formazione, riscoprendo la tradizione più antica degli atenei quella degli studi interdisciplinari, sono stati esposti nel corso della IV Conferenza d’Ateneo, ciclo di incontri promosso dall’Università in collaborazione con la Fondazione Bonino-Pulejo, dal titolo “Messina e il suo immaginario”. Un intenso pomeriggio che ha dato spazio ad una riflessione suggestiva, sviluppatasi lungo le coordinate parallele dell’immaginario e della realtà concreta.
L’intervento di Dario Tomasello (Lettere e Filosofia) ha preso le mosse da una disamina del contributo offerto da alcuni grandi scrittori dello Stretto al panorama complessivo della letteratura italiana del Novecento. «Una nota riflessione di Pascoli durante il suo soggiorno messinese, recita: “qui dove è distrutta la storia resta la poesia”. Quindi proprio come in un paradossale percorso – ha sottolineato Tomasello – è dalla triste cronaca cittadina dell’ultimo secolo che sono nati meravigliosi esiti di una creatività letteraria multiforme». D’Arrigo e Lucio Piccolo, gli impeti del futurismo ed Emilio Isgrò, Bartolo Cattafi e Jolanda Insana sono solo alcuni dei tasselli significativi di un territorio dal destino altalenante ed infelice, ma, altresì, dalla vocazione insopprimibile.
La dottoranda Katia Trifirò ha analizzato, invece, in un sondaggio arduo e rischioso, i sintomi di una possibile genealogia messinese nella drammaturgia italiana contemporanea, a partire da un’irresistibile revanche drammaturgia che negli ultimi anni ha portato all’affermazione di autori quali Spiro Scimone e Tino Caspanello. Su tutti, spicca il nome di Beniamino Joppolo, che, anticipando le soluzioni del teatro dell’assurdo, in una fulminante stagione tra gli anni ‘40 e ‘50 ha prodotto un numero impressionante di opere, alcune delle quali ancora inedite.
Nicola Aricò (Ingegneria) si è concentrato sulla Messina pre-terremoto. Come storico dell’urbanistica ha mostrato i frutti dell’analisi di quelle architetture antiche sopravvissute al sisma e che, come relitti, galleggiano nella città del Novecento. L’Annunziata dei Catalani, ciò che rimane di S.ta Maria Alemanna, il Monte di Pietà, la tribuna del San Giovanni di Malta, la chiesetta di S. Tommaso Apostolo, palazzo Calapaj D’Alcontres, i brani superstiti delle mura cinquecentesche della città, per citare oggetti che i nostri occhi incontrano nella quotidianità dei percorsi. Nel centenario del terremoto, “Messina e il suo immaginario” potrebbe essere anche il tema conduttore per proiettare quella città invisibile che continua – nonostante tutto – a essere invocata da queste isole infelici, un possibile «varco» per discendere nel contesto urbano che la vide nascere e vivere del proprio linguaggio.
Patrizia Panarello (Scienze della Formazione) ha proposto i risultati di una ricerca etnografica svolta a Messina analizzando in maniera critica sia gli scenari all'interno dei quali la realtà sociale è prodotta, sia le modalità attraverso cui le rappresentazioni identitarie vengono incorporate dai diversi attori sociali,  utilizzando interessanti considerazioni ed opinioni di giovani studenti che qui sono nati e cresciuti. La  ricerca vuol invitare ad una riflessione sull'immaginario urbano e, nello stesso tempo, proporre una lettura critica del modo ovvio e naturale di intendere l'identità e l'appartenenza.
Ai discussant, Emilio Isgrò, artista e scrittore messinese e Giovanni Puglisi, Rettore della IULM di Milano, il compito di commentare i risultati dei lavori. «Con il suo grande immaginario – è stato detto a conclusione – Messina ha un valore aggiunto, ora bisogna trasformarlo in un’immaginazione dinamica e fattiva ». Spazio in chiusura alle allieve del laboratorio teatrale di Ateneo, che hanno offerto una suggestiva e coinvolgente interpretazione della Sicilia.


                                           L'UFFICIO STAMPA


























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